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SULLE TRACCE DEGLI ETRUSCHI
Una possibile pietanza di un banchetto etrusco.
Un piatto dolce: TYROPATINA.
Ingredienti : latte, cinque uova, pepe, un recipiente in terracotta per mezzo litro di latte , miele.
Alla fine si deve spargere un po' di pepe ma è meglio prima assaggiarlo senza questo ingrediente.
PREPARAZIONE
"Accipe lac, temper lac cum melle quasi ad lactantia. Mitte ova quinque ad sexstarium. In lacte dissolve, fac unum corpus. In cumana cola et igni lento coque. Ducit ad se; piper ad sparge et infere!"
Prendi il latte, mescola il latte con il miele come per i latticini. Sbatti cinque uova per un mezzo litro. Scioglile nel latte e agita in modo che si produca una unica massa. Versa in una casseruola e fa cuocere a fuoco lento. Si coagula. Spargi il pepe e porta in tavola!
( tratto dal "DE RE COQUINARIA" di MARCUS GAVIUS APICIUS ).
INFLUENZA DEGLI ETRUSCHI NELLA TRADIZIONE ROMANA DEL CONVIVIO
Che gli Etruschi abbiano influenzato i Romani è ovvio e molto probabilmente Roma non sarebbe diventata quella fantastica "Caput mundi" se nella sua cultura non avesse riportato una notevole impronta etrusca.
Rifacendosi a quanto detto prima riguardo al banchetto etrusco, possiamo facilmente constatare di come questa pratica così importante per gli Etruschi, sia stata tramandata anche a Roma.
E quando si parla di banchetti in ambito romano viene spontaneo citare l'efficace descrizione che Petronio ci fornisce del lussuoso banchetto di Trimalcione nella sua opera il Satyricon.
IL BANCHETTO DI TRIMALCIONE
"Non era possibile focalizzare l'attenzione su tanta varietà di particolari <…>
Noi eravamo ormai arrivati in prossimità del triclino, nella cui anticamera l'amministratore si faceva dare i conti della spesa.
E, fatto che destò la mia meraviglia, sugli stipiti erano affissi dei fasci littori con le scuri la cui parte più bassa terminava con una sorta di rostro bronzeo…fu comunque servito un antipasto molto raffinato; infatti tutti ormai avevano preso posto, all'infuori del solo Trimalchione ,al quale veniva riservato, con insolita procedura, il primo posto.
Tornando all'antipasto, su un grande vassoio era sistemato un asinello ,di bronzo corinzio, che portava una bisaccia a due tasche, delle quali l'una conteneva olive chiare, l'altra scure. L'asinello era coperto ai lati da due piatti sui cui orli erano incisi il nome di Trimalchione e la caratura dell'argento.Delle piccole impalcature poi, saldate al piano del vassoio, sostenevano dei ghiri tinteggiati con miele e aspersi da polvere di papavero.
Non mancavano anche delle salsicce che friggevano sopra una griglia d'argento e sotto la griglia prugne siriane con chicchi di melograno……
A questi tenne dietro un cinghiale di grandi dimensioni dalle cui zanne pendevano due panierini, fatti di foglie di palma intrecciate, ripieni l'uno di datteri freschi, l'altro di datteri secchi.
Intorno al cinghiale dei lattonzoli fatti di pasta biscottata…….(un servo) impugnato un pugnale da caccia inferse un colpo violento ad un fianco del cinghiale, dalla cui ferita uscì in volo uno stormo di tordi……..
Ma alla fine entrarono gli acrobati: uno che non sapeva nulla si piazzò nel mezzo della sala con una scala ed ordinò ad un altro ragazzo di salirci sopra ,ballando delle canzoncine per ogni gradino che saliva; poi gli fece attraversare dei cerchi di fuoco e tenere con i denti un'anfora……."
(dal "Satyricon" di Petronio)
A cura della studentessa Claudia Bellini, quarto anno del Liceo Classico A. da Pontedera. Pontedera
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