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Nei secoli bui del medioevo e soprattutto nel Trecento, la vita nei borghi e nei castelli della Valdera era durissima: ai sanguinosi scontri tra Pisani e Fiorentini si alternavano i saccheggi e le razzie di compagnie di mercenari senza scrupoli.

Per questo, dopo l'incursione dell'esercito fiorentino in Valdera del 1341, che mise a ferro e fuoco il castello di Appiano, gli appianesi e gli abitanti di Gello Putido, Pegiano e Petriolo, per motivi di sicurezza, iniziarono a ritirarsi verso il castello di Ponsacco che, nonostante non fosse ancora dotato di mura, era già un luogo di frontiera dotato di torri e fortilizi. La fortificazione doveva però essere recente visto che nel 1326 fonti pisane citavano Ponte di Sacco come "burgum" situato nel comune di Petriolo.

Del vico o castello di Petriolo, però, le notizie sono molto scarse. Compare per la prima volta nel 993 in un atto di livello dell'archivio arcivescovile di Lucca come uno degli otto villaggi dipendenti dalla pieve di Ducenta-Travalda (poi Appiano), e come tale è nominato in un altro manoscritto del 1033. Nel 1285 è citato in un un contratto pisano insieme ad Appiano e nel 1313 è fra le località controllate dalla Capitania pisana di Pontedera. Sempre nel 1313 il fatto che gli Anziani della Repubblica Pisana avrebbero dovuto occuparsi "de strata fienda a Mercatali Treggiarie per quam eatur ad Petriolum", conferma l'importanza strategica dell'insediamento, che oltre al Ponte di Sacco sulla Cascina doveva avere il controllo del secondo attraversamento dell'Era dopo Pontedera.

Nel 1345 l'appellativo "podere Opethingorum" dimostra che era di proprietà della famiglia nobile pisana degli Upezzinghi. Da segnalare, infine, un Giovanni di Guido di Petriolo che nel 1377 era Anziano della Repubblica di Pisa.

Dell'antico Petriolo, oggi, possiamo ammirare solo l'oratorio di Sant'Andrea, situato a nord-est di Ponsacco fra il Cascina e l'Era. È menzionato per la prima volta nel 1260 come cappella dipendente dalla pieve d'Appiano, ma la tipologia costruttiva a blocchi di pietra squadrata di enormi dimensioni del basamento originario visibile dalla facciata, fa pensare che sia molto più antica. Danneggiata da guerre e inondazioni dell'Era, la chiesa è stata rimaneggiata durante i secoli, anche in modo grossolano: agli inizi dell'ottocento, infatti, i proprietari l'hanno rialzata e accorciata stravolgendone le proporzioni. Sepolte a est sono ancora rintracciabili le fondazioni dell'antico abside.

Ma dov'era ubicato il villaggio altomedievale? In prossimità della chiesa: sono lì ad indicarcelo i numerosi frammenti di lastre di ardesia, utilizzate nell'Alto Medioevo come coperture dei tetti delle abitazioni (che erano in legno e in pietra), i frammenti di ceramiche medioevali portati in superficie dalle arature, i toponimi del Catasto Leopoldino, il tracciato regolare a quadrilatero dei campi. Fra il XII e il XIII secolo, con l'inasprirsi delle guerre fra comuni, fu probabilmente fortificato, tanto che nel 1209 è nominato fra i "castelli" della Valdera in un diploma dell' imperatore Ottone IV col nome di "Petolium". Nel 1341 fu abbandonato a favore del più sicuro Ponte di Sacco dopo la sanguinosa incursione dei fiorentini che portò alla distruzione del vico di Appiano.

Il velo di mistero che circonda Petriolo si è infittito negli anni '70 con il ritrovamento presso la località Sant'Andrea di una stele funeraria in marmo raffigurante il busto di un romano togato, probabilmente un nobile, databile all'epoca tardo imperiale tra il III e il IV secolo d.C.

Il Pieri nella sua "Toponomastica della Valle dell'Arno" fa derivare Petriolo da "Praetorium" e gli attribuisce il significato di "villa signorile di campagna". Il frammento sepolcrale potrebbe quindi riferirsi ad una fattoria latifondistica tardo-imperiale che sfruttava le considerevoli risorse agricole del luogo. Almeno altre otto fattorie, infatti, sorgevano nel piano centuriato a ovest di Ponsacco e Pontedera già dal I secolo a.C., quando Ottaviano fondò la colonia Julia Ossequiosa nell'ager pisano.

Ma non è da escludere l'ipotesi che la stele appartenga ad una necropoli di più vasta estensione situata lungo una importante via di comunicazione, forse la Volterrana, e riferibile ad un vicus agricolo nato in una posizione baricentrica della pianura e forse localizzabile con il centro di Ponsacco.

Due sarebbero gli elementi a favore: la maglia regolare del centro storico che rimanda all'impianto urbanistico dei castra romani e l'eccezionale posizione strategica che avrebbe consentito di controllare i guadi e le pianure dei fiumi Era e Cascina, nonché la via Volaterrana che collegava le due colonie romane di Pisa e Volterra. È probabile poi, che, l'abbandono delle pianure dovuto alla decadenza dell'impero romano, abbia occultato sotto metri di detriti alluvionali le tracce di questo insediamento.
Il Gruppo Archeologico "Tectiana" di Ponsacco organizzerà al più presto in loco delle ricognizioni archeologiche di superficie.


Marco Citi
Portale del Gruppo Archeologico Tectiana - Valdera e Colline Pisane - Capannoli (PI)
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