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Necropoli di Legoli
Tomba Poggio dei Pini

  

  

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Nell'estate del 1997, il Comune di Peccioli ha promosso, per conto della Soprintendenza Archeologica per la Toscana, su segnalazione del Gruppo Archeologico Tectiana, la ricognizione archeologica e l'indagine geofisica nei pressi Legoli, dove nel 1930 era venuta in luce una tomba etrusca di età ellenistica.

Le nuove ricerche hanno permesso di individuare e documentare un cospicuo numero di ambienti sotterranei (ipogei), scavati nel terreno sabbioso e ora compresi, come cantine, nel tessuto abitativo di Legoli.

Molti di questi ambienti sembrano essere stati originariamente delle tombe, come indica la forma comune ad altre del territorio volterrano e la vicinanza con la sepoltura scoperta nel 1930 sul Poggio dei Pini.

L'utilizzazione degli ambienti sotterranei fino ad oggi ha certamente apportato delle modifiche alla loro struttura ma la forma di molti di questi trova precisi confronti nelle tombe di età ellenistica del territorio volterrano.

Così, anche se ora non ci sono più tracce di corredi funerari, non è azzardato ipotizzare che gli ipogei costituissero, insieme alla tomba scoperta sul Poggio dei Pini, la necropoli di un piccolo abitato etrusco, come molti altri che dal IV secolo a.C. si trovavano disseminati sui rilievi della Valdera.

Gli ipogei sono concentrati nel poggio dominato dalla chiesa di San Bartolomeo, nei terrazzamenti oggi occupati dalle moderne abitazioni. La loro distribuzione su due livelli sembra riflettere un percorso sepolcrale coincidente con la viabilità moderna: sul terrazzamento superiore (attuale Via di Castello) si riconoscono cinque tombe, su quello inferiore (Via di Mezzo) altre sei.

Più ad ovest, sotto Poggio dei Pini, lungo la strada principale sono situate altre cantine, che conservano evidenti tracce delle preesistenzi tombe.

Sebbene gli ipogei siano spesso ingombri di detriti e solo in parte visibili, presentano elementi strutturali che rimandano esplicitamente alla morfologia tombale.

Talora una traccia orizzontale sulla parete è il probabile residuo dell'originaria banchina di deposizione dei defunti. Altri ipogei conservano invece parte e traccia di un corridoio discendente (dromos), che fungeva di accesso alla tomba.

Le tombe hanno forme differenti: con volte a botte o a doppio spiovente. Le tombe a camera quadrangolare semplice oppure doppia sono confrontabili con quelle della necropoli ellenistica del Portoone a Volterra o di Sant'Appiano.

La Tomba n° 6 richiama per la sua forma a capanna un'analoga struttura che si trova nella Necropoli ellenistica di Terricciola. La foto del manufatto di Terricciola è quella inserita nel Calendario 2000 dei Comuni dell'Alta Valdera.

Ultimo aggiornamento: martedì 29 marzo 2005
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