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| Una tradizione
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È Novembre, normalmente un mese triste, grigio, piovoso.
L'ora legale ha lasciato il posto a quella solare e i pomeriggi
divengono improvvisamente brevi; l'arrivo del buio ti coglie quasi
di sorpresa: viene voglia di chiudersi in casa al caldo con
un buon film, da vedere da soli o con amici.
A Chianni, tuttavia, proprio di Novembre, nonostante il grigiore generale,
si vive una festa tradizionale che riempie i cuori di gioia.
Stanno cadendo le foglie e ci si accinge
ad affrontare un lungo inverno ma nei boschi è
aperta la caccia al cinghiale.
Questo animale che da sempre è riuscito a
convivere con la caccia che gli viene data è un animale che ha sempre
popolato i boschi di questo paese, ha dato origine a una festa paesana di
grande effetto e suggestività.
La caccia al cinghiale in altri tempi era una necessità per una
popolazione che dallo sfruttamento dei grandi boschi
traeva di che vivere, oggi è una passione atavica profondamente
radicata tra la gente del posto.
Anche la cucina del cinghiale si è
trasformata da pura necessità in arte: un rito quasi
religioso che le donne di Chianni hanno perfezionato nei secoli.
Quest'anno sono ormai 27 anni che di Novembre
a Chianni si realizza questa festa. Dalle sue origini questa
Sagra è andata crescendo di anno in anno divenendo non
solo un appuntamento fisso per coloro che vengono da fuori,
ma si è connaturata e radicata nella gente del posto
che ne va orgogliosa.
Da citare ad esempio il gemellaggio
culinario tra le ricette del cinghiale e quelle del
meraviglioso ed autentico radicchio rosso di Casier-Dosson
(Treviso), che permeano l'aria del
paese con un profumo eccezionale e ricette da paradiso:
un connubio indovinato, un evento che il buon
Bruno Niccolai, anno dopo anno, con tanta pazienza è
riuscito a costruire proprio grazie all'amicizia.
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