
La tomba venne alla luce per puro caso alla fine del gennaio 1978 in seguito al passaggio di una mandria di bestiame che causò il franamento di una piccola parte del soffitto.
Le operazioni di scavo ebbero come primo ed essenziale scopo quello di recuperare nel minor tempo possibile e con la massima documentazione il materiale archeologico. Per questo motivo gli esperti della Soprintendenza si limitarono ad allargare il buco nel soffitto della tomba senza scavare il dromos (corridoio di accesso alla camera sepolcrale).
La tomba appariva inviolata, il corredo per lo più integro e in buono stato di conservazione constava di 49 oggetti, attribuibili a 5 diverse deposizioni (4 incinerazioni e una inumazione) tutte databili fra il III e II secolo a.C..

Il materiale che per quasi vent'anni è rimasto nei magazzini della Soprintendenza Archeologica di Firenze si trova attualmente esposto presso la Villa Comunale di Capannoli (Villa Baciocchi) dove è anche possibile vedere la fedele riproduzione della tomba (scala 1:1) realizzata con il contributo finanziario del Consorzio degli Otto Comuni dell'Alta Valdera.